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Mettersi in proprio con il regime forfettario: vantaggi, criticità e requisiti

La pausa estiva rappresenta da sempre il momento ideale per valutare l’avvio di un nuovo progetto professionale o imprenditoriale. 

Chi pensa di aprire una partita IVA nei prossimi mesi, affronta quasi sempre lo stesso interrogativo: quale regime fiscale scegliere per partire con il piede giusto. 

Attualmente, l’opzione più diffusa tra artigiani, liberi professionisti e piccoli imprenditori è il  regime forfettario, grazie a una tassazione agevolata e ad adempimenti burocratici ridotti. 

Cos’è il regime forfettario e come funziona

Il regime forfettario è l’unico regime fiscale agevolato attualmente in vigore nell’ordinamento italiano, pensato per sostenere le piccole attività d’impresa, d’arte o professione. 

Le sue caratteristiche peculiari sono l’esclusione dall’IVA, che non viene né addebitata ai clienti né recuperata dai fornitori, e la determinazione presuntiva del reddito, che non si calcola sulla differenza tra ricavi e spese, ma applicando il cosiddetto «coefficiente di redditività».

È una percentuale fissata per legge in base al tipo di attività: 

  • 78% per i professionisti
  • 67%  per le attività artigianali e manifatturiere (non commercianti)
  • 40% per il commercio al dettaglio e all’ingrosso

L’unica spesa deducibile da questo importo sono i contributi previdenziali obbligatori versati nell’anno.

I vantaggi fiscali e contributivi

Il primo vantaggio del regime forfettario riguarda la tassazione sul reddito: un’imposta sostitutiva del 5% per i primi cinque anni di attività, che si assesta al 15% dal sesto anno in avanti. 

Inoltre, il regime forfettario prevede diverse agevolazioni anche per i contributi previdenziali.

  • Artigiani e commercianti possono richiedere una riduzione del 35% sulla quota fissa e variabile. 
  • I professionisti senza cassa dedicata (web designer, copywriter, operatori olistici ed altri) versano invece il 26,07% dell’imponibile, senza alcuna quota fissa. 

Per esempio, un consulente informatico che incassa 30.000 euro in un anno ha un reddito imponibile di 23.400 euro (30.000 × 78%), per il quale verserà contributi per 6.100 euro (23.400 × 26,07%) e un’imposta sostitutiva di 865 euro sui restanti 17.300 euro (17.300 × 5%).

coefficiente/
aliquota
importo
incasso lordo30.000 
imponibile lordo78%23.400 
contributi26,07%6.100
imponibile netto17.300
imposta sostitutiva5%865,00

Semplificazioni contabili e gestionali

Rispetto ai regimi ordinari, il forfettario garantisce un notevole snellimento burocratico. 

Innanzitutto, le aziende in regime forfettario godono dell’esonero da diversi adempimenti IVA: dichiarazione annuale, liquidazioni periodiche e tenuta dei registri acquisti e vendite.

I contribuenti forfettari sono anche dispensati dall’obbligo delle scritture contabili come il libro giornale, libro inventari e registri dei beni ammortizzabili, gestiscono le ritenute d’acconto dei professionisti con meno formalità e non sono soggetti agli ISA, (Indici Sintetici di Affidabilità fiscale)

I limiti da valutare prima di scegliere

Accanto ai benefici, il regime forfettario presenta alcuni limiti strutturali che potrebbero renderlo svantaggioso per alcuni contribuenti.

In particolare, la determinazione presuntiva espone le attività con costi di gestione elevati o margini ridotti al rischio di pagare le tasse su un reddito teorico superiore a quello reale. 

Inoltre, il versamento dell’imposta sostitutiva invece della normale imposta sul reddito,  preclude la detrazione dei crediti IRPEF come spese mediche, figli a carico, bonus edilizi, interessi sul mutuo ed altri.

Invece sul versante previdenziale, richiedendo la riduzione del 35% o in presenza di incassi contenuti, l’INPS accrediterà contributi proporzionali a quanto versato, con effetti diretti sui mesi maturati e sull’importo della futura pensione.

Requisiti di accesso e limiti operativi

Per accedere al regime forfettario e mantenerne i vantaggi, occorre rispettare alcuni parametri numerici stabiliti dalla normativa per il 2026:

  • Il tetto massimo di incassi lordi annui di 85mila euro, riproporzionato sui giorni effettivi di attività quando la partita IVA si apre in corso d’anno.
    Per esempio, avviando l’attività il 1° settembre, il limite calcolato su 122 giorni fino al 31 dicembre è di 28.410,96 euro (85.000 / 365 × 122). 
  • Il limite di spesa di 20mila euro lordi annui per dipendenti o collaboratori esterni.

Infine, l’accesso al regime resta precluso in caso di partecipazione a società che svolgono attività riconducibili a quella della nuova partita IVA.

Compatibilità con il lavoro dipendente

Aprire una partita IVA in regime forfettario è compatibile con un contratto di lavoro subordinato, a patto di rispettare due condizioni:

  • la retribuzione annua lorda (RAL) dell’anno precedente deve restare entro i 35mila euro, salvo il caso in cui il rapporto di lavoro sia già cessato. 
  • il fatturato della nuova attività, deve provenire per non oltre il 50% dal datore di lavoro attuale o da quello dei due anni precedenti. 

Valutare il regime fiscale più adatto alla propria attività richiede un’analisi personalizzata dei costi reali e ricavi previsti, in funzione del settore di riferimento. 

Il nostro studio supporta professionisti e aspiranti imprenditori in ogni fase dell’apertura della partita IVA, dalla verifica dei requisiti alla pianificazione fiscale e contributiva. 

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