Con 77 voti a favore, 55 contrari e 2 astenuti il Senato ha approvato definitivamente il testo per la legge italiana sull’intelligenza artificiale.
Il disegno accoglie le modifiche della Camera e fa dell’Italia il primo paese a realizzare un allineamento alla normativa europea stabilita dall’AI Act.
L’obiettivo del legislatore è duplice:
- regolamentare un utilizzo «corretto, trasparente e responsabile» delle nuove tecnologie digitali
- assicurarsi che ogni decisione importante sia affidata in ultima istanza al discernimento di un essere umano competente e qualificato.
Oltre che per l’attività giudiziaria e la pubblica amministrazione in genere, il nuovo quadro comporta notevoli implicazioni anche per gli studi di consulenza legale, commerciale, fiscale ed altri.
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Pubblica Amministrazione: supporto strumentale alle attività
Per la Pubblica Amministrazione, la nuova legge stabilisce che l’utilizzo di sistemi di IA debba avere una semplice funzione di supporto strumentale alle attività, con lo scopo di:
- migliorare l’efficienza degli uffici
- ridurre i tempi di attesa per lo svolgimento delle pratiche
- aumentare la quantità e la qualità dei servizi a favore dei cittadini
fermo restando il rispetto incondizionato dei criteri di conoscibilità, tracciabilità e trasparenza di ogni procedimento.
In ogni caso, ciascun funzionario incaricato originariamente mantiene la piena autonomia e potere decisionale stabilito dalla legge, e resta l’unico responsabile per i procedimenti affidati.
Inoltre, in caso di eventuali contenziosi per:
- mancata trasparenza degli algoritmi
- danni dovuti a malfunzionamento dei sistemi di IA
- errori sistematici o sporadici
la normativa attribuisce la competenza esclusiva al tribunale civile, escludendo la possibilità di intervento del giudice di pace.
Giustizia: confini precisi e stringenti
Nell’ambito dell’attività giudiziaria, la legge traccia confini ancora più precisi e stringenti.
Infatti, stabilisce esplicitamente che il magistrato deve:
- valutare fatti, prove e testimonianze
- interpretare leggi e sentenze
- decidere sui casi di qualunque entità
esclusivamente in prima persona, senza delegare ai sistemi di intelligenza artificiale le attività tipicamente di sua competenza.
Nei casi di impiego dei sistemi di intelligenza artificiale nell’attività giudiziaria è sempre riservata al magistrato ogni decisione sull’interpretazione e sull’applicazione della legge, sulla valutazione dei fatti e delle prove e sull’adozione dei provvedimenti.
Art. 15, comma 1
Inoltre, esclude categoricamente l’uso degli algoritmi con funzione predittiva, cioè per:
- prevedere l’esito di una controversia sulla base delle precedenti soluzioni di casi analoghi
- valutare il pericolo di recidiva di un imputato.
L’intelligenza artificiale potrà essere usata solo per attività di supporto all’attività giudiziaria, come:
- registrare, aggiornare e archiviare atti e documenti,
- gestire comunicazioni interne ed esterne
- semplificare pratiche puramente amministrative.
Per usare correttamente questi strumenti, magistrati e personale giudiziario dovranno seguire una formazione specifica sull’IA e sul suo impiego etico e responsabile.
Avvocati, commercialisti ed altri consulenti: funzione accessoria al lavoro intellettuale
Anche per gli avvocati, commercialisti ed altri consulenti l’intelligenza artificiale potrà avere esclusivamente una funzione accessoria al lavoro intellettuale del professionista.
Infatti, la normativa stabilisce chiaramente che le attività di analisi, consulenza e decisione non possono essere delegate a sistemi diversi dal pensiero critico umano, che deve sempre avere la precedenza rispetto agli strumenti automatizzati.
L’utilizzo di sistemi di intelligenza artificiale nelle professioni intellettuali è consentito esclusivamente per esercitare attività strumentali e di supporto all’attività professionale e con prevalenza del lavoro intellettuale oggetto della prestazione d’opera.
Art. 13 comma 1
Questo perché esaminare bilanci, contratti, estratti conto, fascicoli, testimonianze ed altre informazioni per comprenderne significato, rilevanza e conseguenze, richiede capacità di interpretare i dettagli, esperienza e creatività.
Inoltre, fornire consigli qualificati richiede conoscenze specialistiche teorico-pratiche per interpretare norme complesse, suggerire scelte economiche o legali appropriate, basate su giudizio, responsabilità e valutazioni etiche e contestuali.
Allo stesso modo, scegliere un corso d’azione che decide l’esito di un procedimento amministrativo, fiscale o legale richiede discernimento, comprensione delle conseguenze e un profondo senso di responsabilità, caratteristiche che nessun algoritmo artificiale può sostituire.
Contestualmente, la normativa introduce un nuovo dovere deontologico: l’obbligo di informare i clienti, con un linguaggio chiaro e comprensibile, sull’eventuale utilizzo di sistemi di IA.
I nuovi reati per l’uso illecito dell’intelligenza artificiale
Tra le diverse novità, la normativa introduce diversi reati penali derivanti dall’uso illecito dell’intelligenza artificiale.
Per esempio, aggiorna ipotesi già esistenti relative ai mercati finanziari e diritto d’autore, includendo espressamente i comportamenti scorretti messi in atto tramite strumenti di IA.
Inoltre, prevede una nuova fattispecie di danno ingiusto cagionato attraverso «immagini, video o voci falsificate o alterate mediante l’impiego di sistemi di intelligenza artificiale» punibile con la reclusione da uno a cinque anni.
In questo senso, l’intera macchina legale e giudiziaria è chiamata ad aggiornarsi ufficialmente per affrontare con successo i nuovi scenari di condotte ingannevoli sul mercato, falsificazione, plagio e altre forme di illecito in continua e rapida evoluzione.
Un approccio prudente e centrato sulla persona
La legge italiana sull’intelligenza artificiale segue la traccia europea, ma con un approccio prudente, orientato alla persona e fondato sul rispetto del giudizio e dell’etica professionale.
Più che sulla tecnologia, si concentra sulle prerogative umane insostituibili come interpretazione, capacità critica e senso di responsabilità, riconoscendo l’importanza del discernimento individuale.
Il costante richiamo all’uso «strumentale e di supporto» dell’IA non è solo un dettaglio tecnico, ma segnala l’intenzione del legislatore di combinare l’efficienza dei sistemi artificiali con il controllo consapevole dell’uomo.
Il testo, mentre apre le porte alla rivoluzione tecnologica attualmente in corso, contemporaneamente definisce limiti chiari alle sue implicazioni pratiche, scongiurando la possibilità di delegare decisioni importanti ad un algoritmo.
Fonti:
https://innovazione.gov.it/notizie/articoli/approvata-in-via-definitiva-la-legge-italiana-sull-intelligenza-artificiale
https://www.senato.it/show-doc?id=1418921&leg=19&tipodoc=DDLPRES&part=ddlpres_ddlpres1-articolato_articolato1
Immagine di copertina: https://it.freepik.com/
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